Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, opera strategica da 13,5 miliardi di euro per collegare la Sicilia alla Calabria, riceve un altro duro colpo dalla magistratura contabile. Il 17 novembre 2025 la Corte dei Conti ha negato il “visto di legittimità” al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Stretto di Messina.
Tra le ragioni del rifiuto, i magistrati contabili richiedono chiarimenti su procedure urgenti, costi reali e stime di traffico veicolare, richiamando l’amministrazione a una maggiore trasparenza. Le motivazioni ufficiali saranno depositate entro 30 giorni con una deliberazione formale.

Il Ministero delle Infrastrutture risponde con cautela: in una nota ufficiale, afferma che le richieste della Corte sono parte di un dialogo istituzionale normale e che “il Ponte … non è in discussione”. Di contro, il ministro Matteo Salvini reagisce con durezza, parlando di “scelta politica” da parte della Corte e promettendo di proseguire con il progetto nonostante il parere negativo.
L’opera rappresenta non solo un grande investimento infrastrutturale, ma anche un punto nevralgico nel dibattito politico italiano. I sostenitori vedono nel ponte un volano per lo sviluppo economico e occupazionale del Sud, mentre i critici denunciano rischi ambientali, carenze tecniche e finanziarie.
Con la decisione della Corte dei Conti, l’iter per il Ponte subisce un rallentamento significativo, e il governo si trova a dover bilanciare le pressioni politiche con le esigenze di una valutazione tecnica rigorosa.

