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🎬 Tron: Ares – Il ritorno (digitale) della nostalgia

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TRON ARES
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Arriva nelle sale italiane Tron: Ares, il nuovo capitolo della storica saga Disney che ha definito un’estetica e un immaginario della fantascienza digitale. Diretto da Joachim Rønning e interpretato da Jared Leto, il film si presenta come un reboot più che un sequel diretto: una pellicola che riporta il mondo di Tron nel nostro, fondendo neon, codice binario e riflessioni sull’intelligenza artificiale in un unico grande spettacolo visivo.

Tecnologia e nostalgia

Per apprezzare Tron: Ares serve davvero un amore autentico per la tecnologia — e forse ancora di più, per la nostalgia. Come accadeva con Tron: Legacy, la sceneggiatura non brilla per complessità, ma la forza del film risiede altrove: nel design pulito e nelle geometrie luminose, nelle inquadrature girate interamente in IMAX e nella colonna sonora firmata dai Nine Inch Nails, che raccolgono il testimone dei Daft Punk.

È un piacere visivo e sensoriale, un viaggio estetico nel quale la trama diventa quasi un pretesto. La storia racconta il tentativo di alcune multinazionali tech di portare nel mondo reale versioni umane dei software del mondo di Tron, entità instabili che sopravvivono solo per trenta minuti prima di dissolversi. Tra poteri economici, ideali contrapposti e una corsa contro il tempo, emerge la figura di Ares, il software interpretato da Jared Leto, addestrato come un’intelligenza artificiale che impara dai prompt testuali del suo creatore.

TRON ARES

Un’allegoria del nostro tempo

Dietro l’azione e i colori al neon, Tron: Ares nasconde una potente allegoria della nostra relazione con le macchine. Le “guerre digitali” del film riflettono le rivalità tra colossi tecnologici del mondo reale, tra strategie di marketing, acquisizioni e costruzione dell’immagine pubblica.
Il film ribalta la prospettiva classica: sono le macchine a conservare la sensibilità umana, mentre gli uomini diventano i veri “disumani”, dominati dal potere e dall’ego.

Quando il software di Leto incontra il suo creatore, quest’ultimo appare come una testa fluttuante e minacciosa: un richiamo diretto al Mago di Oz, simbolo dell’illusione del controllo umano sulla tecnologia.

TRON ARES

Il doppio livello della nostalgia

Oltre all’estetica impeccabile, Tron: Ares si nutre di un sentimento più profondo: la nostalgia.
I software del film provano nostalgia per gli anni ’80 — per la musica, per i floppy disk, per il design dei vecchi computer — mentre lo spettatore rivive a sua volta la nostalgia di quel mondo analogico ormai perduto. È un doppio riflesso: i programmi rimpiangono un passato che non hanno vissuto, così come molti spettatori ricordano un’epoca che non hanno conosciuto.

È proprio qui che Tron: Ares trova il suo senso più autentico: un grande specchio del presente, dove la memoria del passato e l’ansia per il futuro si fondono in un’unica, luminosa visione digitale.

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