📰 Fonti: ansa.it
Cuba e la fine della libretta di approvvigionamento
A Cuba, la storica libretta di approvvigionamento, che garantisce a ogni famiglia una quota mensile di alimenti e beni di prima necessità a prezzi simbolici, sembra essere giunta al capolinea. Gli scaffali dei negozi statali, dove avviene la distribuzione dei beni razionati, si rivelano sempre più vuoti, come confermato da diverse testimonianze raccolte sul campo da giornalisti internazionali.
Questa situazione coincide con l’apertura verso un’economia di mercato iniziata negli ultimi mesi dal governo castrista, sotto la pressione degli Stati Uniti. I cittadini cubani hanno segnalato difficoltà nell’acquistare beni utilizzando le tessere di razionamento, un sistema introdotto nel 1962 da Fidel Castro, che è diventato un simbolo della Rivoluzione. Nonostante il governo non abbia ufficialmente proclamato la dismissione del sistema, la realtà è innegabile: un negozio dell’Avana ha ricevuto solo sigari ad agosto e fagioli a settembre, rimanendo sprovvisto di prodotti nei primi giorni di ottobre, come riportato da un’impiegata a Canal Caribe.
Contrariamente a questa crisi, emergono botteghe private, un’iniziativa promossa dal governo nell’ambito di una riforma economica che mira a superare il controllo statale. Questa transizione segna un cambiamento significativo nel panorama economico cubano, lasciando molti interrogativi sul futuro del sistema di approvvigionamento.

