Nella puntata serale di “Porta a Porta”, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto una sorprendente dichiarazione: lei stessa, insieme ai ministri Tajani, Crosetto e all’AD dell’azienda Leonardo (supponibilmente Roberto Cingolani), sarebbe stata denunciata alla Corte Penale Internazionale (CPI) per concorso in genocidio.
«Credo che non esista un altro caso al mondo nella storia di denuncia del genere», ha affermato Meloni. «Si arriva alla Corte penale internazionale quando non sanno più dove denunciare per tentare di intervenire per vie giudiziarie».
Meloni ha aggiunto che l’Italia ha adottato una delle posizioni più rigide nell’Unione Europea rispetto all’invio di armi a Israele dopo il 7 ottobre, affermando che non sono stati autorizzati nuovi invii e accusa che altre nazioni abbiano agito con ritardo su questo fronte.
Nel dialogo politico, Meloni ha denunciato un clima che definisce “imbarbarito”, affermando di ricevere minacce di morte e di essere soggetta ad attacchi che la dipingono come complice di crimini, accuse che rigetta con fermezza.
Infine, su altri fronti internazionali, la premier ha ribadito la necessità che l’Europa, la NATO e gli Stati Uniti insistano nel sostegno all’Ucraina e abbia un approccio fermo nei confronti della Russia.
Quali implicazioni?
Politiche e giudiziarie: Se la denuncia dovesse essere presa in considerazione, si aprirebbe un conflitto di competenze tra autorità nazionali e corte internazionale.
Narrativa e simbolismo: Meloni pone sé stessa e alcuni ministri come vittime di accuse gravissime, rafforzando una strategia di contrasto politico e narrativa.
Risposta estera: Regni e organismi internazionali potrebbero reagire con interessamento diplomatico o richieste chiarificatrici.
Contesto italiano: La mossa si inserisce in un momento di tensione sul conflitto israelo-palestinese, sugli aiuti militari e sulla pressione mediatica interna.
Molti aspetti restano da chiarire: chi ha formalmente presentato la denuncia? Quali sarebbero le basi legali? Come reagiranno i giudici della CPI? Nel frattempo, la politica italiana – e europea – è chiamata a reagire.

