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Statistiche degli infortuni legati ai ponteggi nel settore edile: dati e analisi

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L’edilizia rappresenta da sempre uno dei comparti produttivi più esposti al rischio di incidenti sul lavoro, e tra le numerose insidie che caratterizzano i cantieri, i ponteggi occupano una posizione di assoluto rilievo nelle statistiche infortunistiche.

Si tratta di strutture provvisorie indispensabili per consentire agli operatori di raggiungere quote elevate, ma proprio la loro natura temporanea, unita alla complessità del montaggio e all’esposizione al vuoto, le rende protagoniste di una percentuale significativa di eventi traumatici, spesso con esiti gravi o letali.

Comprendere la dimensione reale del fenomeno attraverso i numeri ufficiali, le tendenze emerse negli ultimi anni e le cause ricorrenti rappresenta un passaggio fondamentale per chiunque desideri farsi un’idea concreta di quanto avviene nei cantieri italiani ed europei.

Questa guida propone una panoramica accessibile sui dati disponibili, sulle dinamiche più frequenti e sulle riflessioni che gli addetti ai lavori traggono dall’analisi delle informazioni raccolte da enti come INAIL, EU-OSHA e organismi internazionali analoghi.

 

Il quadro generale degli infortuni in edilizia e il peso dei ponteggi

Per inquadrare correttamente il tema è necessario partire da una considerazione di fondo, ovvero il fatto che il settore delle costruzioni continua a figurare ai primi posti nelle classifiche relative agli incidenti gravi e mortali, sia nel contesto italiano sia in quello europeo.

All’interno di questo scenario già delicato, le lavorazioni in quota e in particolare quelle che coinvolgono ponteggi metallici fissi, trabattelli e ponteggi a sbalzo concentrano una quota considerevole degli eventi denunciati.

Le statistiche raccontano di un fenomeno persistente, che nonostante i progressi normativi e tecnologici degli ultimi decenni non ha mai realmente perso la sua centralità nelle preoccupazioni di chi si occupa di sicurezza sul lavoro.

 

Numeri e tendenze nel panorama italiano

Secondo i dati pubblicati dall’INAIL nel report “Andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali” (Dati INAIL n. 12 – Dicembre 2025), il settore delle Costruzioni ha registrato nel 2024 un totale di 43.931 denunce di infortunio, di cui 39.356 in occasione di lavoro e 4.575 in itinere.

Pur trattandosi di un dato in lieve flessione rispetto al 2023 (-2,6%), il comparto continua a collocarsi al 5° posto tra le 22 sezioni Ateco-Istat per numero di denunce, con una quota pari al 9,7% dei casi totali nel quinquennio 2020-2024.

Le cadute dall’alto rappresentano la prima causa di morte in cantiere, e una porzione molto rilevante di questi eventi si verifica proprio durante il montaggio, lo smontaggio o l’utilizzo improprio delle strutture di sostegno.

Sempre secondo la stessa fonte, nel 2024 si sono registrati 210 infortuni mortali nel settore (di cui 182 in occasione di lavoro e 28 in itinere), 16 in meno rispetto ai 226 del 2023. Nel biennio 2023-2024 i decessi complessivi sono stati 436, di cui l’86,5% avvenuti in occasione di lavoro.

Le analisi della banca dati Infor.MO, gestita dall’INAIL nell’ambito del Sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali, indicano che le cadute dall’alto costituiscono circa il 30-32% delle dinamiche fatali in edilizia, con i ponteggi che figurano tra le attrezzature più frequentemente coinvolte insieme a tetti, coperture e scale portatili.

Sul piano territoriale, nel 2024 il Nord-Est si conferma l’area con il maggior numero di denunce in occasione di lavoro (12.331 casi, pari al 31,2% del totale), seguito dal Nord-Ovest (10.255 casi, 26,1%), dal Centro (8.408 casi, 21,4%), dal Sud (5.609 casi, 14,3%) e dalle Isole (2.753 casi, 7,0%). A livello regionale, la Lombardia si attesta al primo posto con il 16,0% dei casi, seguita da Veneto (11,7%), Emilia-Romagna (11,5%) e Toscana (9,1%).

Va segnalato che alcune aree del Centro-Sud, pur con numeri assoluti inferiori, presentano tassi di incidenza non meno preoccupanti se rapportati alle ore lavorate e al numero di addetti.

 

Il confronto con il contesto europeo e internazionale

Allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, il quadro che emerge dalle rilevazioni di Eurostat e dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro conferma che il problema è tutt’altro che esclusivamente italiano.

In media, l’edilizia contribuisce a oltre il venti per cento degli incidenti mortali sul lavoro nell’Unione Europea, e le cadute dall’alto dominano in modo netto le cause di morte.

Paesi come Francia, Spagna e Germania presentano profili statistici simili a quello italiano, sebbene con differenze legate alle dimensioni medie delle imprese, alla cultura della prevenzione e all’efficacia dei sistemi ispettivi.

Negli Stati Uniti, l’OSHA segnala da anni che le violazioni delle norme sui ponteggi figurano stabilmente tra le prime cinque infrazioni più frequentemente contestate nei cantieri, segno di una problematica strutturale che attraversa contesti economici molto diversi tra loro.

Questa convergenza dei dati a livello internazionale suggerisce, a parere di molti osservatori, che le criticità non dipendano tanto dalla geografia quanto dalla natura stessa delle lavorazioni e dalle pressioni produttive che caratterizzano il settore.

 

L’evoluzione storica e l’impatto delle riforme normative

Guardando alle serie storiche, si nota un trend complessivamente discendente nel numero assoluto di infortuni mortali a partire dai primi anni 2000, in coincidenza con l’introduzione di normative più stringenti, come il Decreto Legislativo 81 del 2008 in Italia e le direttive europee in materia di lavori in quota.

Tuttavia il calo non è stato lineare e in alcuni anni si sono registrati incrementi preoccupanti, spesso correlati a fasi di ripresa edilizia particolarmente intense.

È interessante osservare come, secondo diversi analisti del settore, l’efficacia delle riforme normative tenda a manifestarsi con un certo ritardo rispetto alla loro entrata in vigore, segno che il cambiamento culturale richiede tempi lunghi e non si esaurisce nella semplice promulgazione di nuove regole.

 

Le cause più frequenti degli incidenti sui ponteggi

Analizzare i numeri senza interrogarsi sulle dinamiche che li generano restituirebbe una fotografia parziale del problema.

Le indagini condotte sui singoli eventi infortunistici, raccolte in banche dati come Infor.MO gestita dall’INAIL, consentono di ricostruire con un buon grado di precisione le circostanze ricorrenti che portano a cadute, schiacciamenti, traumi cranici e altre conseguenze fisiche.

Emerge in modo netto come la maggior parte degli incidenti non sia riconducibile a fatalità imprevedibili, bensì a una combinazione di errori procedurali, carenze organizzative e comportamenti scorretti che, in molti casi, sarebbero stati evitabili attraverso una pianificazione più accurata.

 

Errori di montaggio e carenze strutturali

Una delle cause principali di crollo o cedimento dei ponteggi risiede nelle anomalie commesse durante la fase di assemblaggio.

I report tecnici evidenziano problematiche ricorrenti come l’utilizzo di componenti non originali o danneggiati, il mancato ancoraggio della struttura agli edifici secondo le specifiche del costruttore, l’omissione dei parapetti o la loro installazione a quote non conformi, oltre alla posa irregolare degli impalcati.

Particolarmente delicato è il tema del Pi.M.U.S., il Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio, documento obbligatorio per i ponteggi che superano determinate altezze e che dovrebbe orientare ogni operazione.

Nella pratica, però, le ispezioni rilevano frequentemente piani redatti in modo generico oppure non aggiornati alle specificità del singolo cantiere.

A questo si aggiunge la questione della formazione degli addetti al montaggio, i quali, secondo la normativa vigente, devono possedere abilitazioni specifiche che non sempre risultano effettivamente conseguite o adeguatamente verificate dai datori di lavoro.

 

Fattore umano e mancato uso dei dispositivi di protezione

Accanto alle criticità strutturali, il comportamento individuale gioca un ruolo determinante.

L’analisi delle dinamiche infortunistiche mostra come la mancata adozione di dispositivi di protezione individuale anticaduta, in particolare durante le operazioni di montaggio e smontaggio, sia uno dei fattori più frequentemente segnalati.

Imbracature non indossate, agganci a punti non idonei, linee vita assenti o utilizzate in modo improprio costituiscono un denominatore comune in molti rapporti.

A ciò si aggiungono comportamenti rischiosi come lo spostamento di trabattelli con operatori ancora a bordo, il sovraccarico degli impalcati con materiali eccedenti la portata consentita e l’esecuzione di acrobazie per raggiungere zone non servite dal ponteggio.

Personalmente trovo significativo il fatto che molti di questi comportamenti emergano in contesti caratterizzati da forte pressione sui tempi di consegna, suggerendo come la dimensione organizzativa sia spesso la radice di scelte individuali apparentemente irrazionali.

 

Condizioni ambientali e variabili esterne

Un terzo gruppo di cause è rappresentato dalle condizioni ambientali e da fattori esterni non sempre controllabili.

Vento forte, pioggia battente, ghiaccio sugli impalcati e fondi cedevoli al piano di appoggio possono compromettere la stabilità del ponteggio o aumentare drasticamente il rischio di scivolamento.

Le statistiche mostrano una concentrazione di alcuni tipi di incidenti nei mesi invernali e nei periodi di transizione stagionale, anche se i numeri assoluti più elevati si registrano paradossalmente nei mesi estivi, quando l’attività di cantiere raggiunge i picchi annuali.

Anche l’interferenza con altre lavorazioni in corso, il transito di mezzi pesanti nelle vicinanze o la presenza di linee elettriche aeree costituiscono elementi che complicano la valutazione dei rischi e che non sempre vengono adeguatamente considerati nei documenti di sicurezza.

 

Prevenzione, formazione e prospettive di miglioramento

I dati statistici, se osservati con attenzione, non raccontano soltanto un problema ma indicano anche le direzioni verso cui muoversi per ridurne l’entità.

La consapevolezza che una porzione consistente degli infortuni sia evitabile attraverso interventi mirati ha spinto istituzioni, associazioni di categoria e organismi paritetici a promuovere iniziative di vario genere, dai protocolli ispettivi rinforzati alle campagne di sensibilizzazione, fino alle innovazioni tecniche sui materiali e sui sistemi di protezione collettiva.

 

Il ruolo della formazione e dell’addestramento pratico

Tra tutti i fattori protettivi, la formazione si conferma quello con il maggiore impatto potenziale. Diversi studi condotti su campioni di imprese edili hanno evidenziato come i cantieri in cui i lavoratori ricevono formazione periodica e addestramento pratico sui rischi specifici dei ponteggi presentino tassi di infortunio sensibilmente inferiori rispetto alla media.

La normativa italiana prevede percorsi formativi obbligatori per i montatori, ma l’esperienza sul campo suggerisce che la qualità di tali percorsi sia molto variabile, con corsi talvolta ridotti a un mero adempimento burocratico.

Le esperienze più virtuose, spesso promosse da scuole edili territoriali e da enti bilaterali, puntano invece su esercitazioni in scala reale, simulazioni di emergenza e aggiornamenti continui che si sono dimostrati efficaci nel modificare i comportamenti.

 

Innovazione tecnologica e nuovi sistemi di sicurezza

Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo rinnovamento dei materiali e delle soluzioni disponibili sul mercato.

I ponteggi multidirezionali di nuova generazione consentono montaggi più rapidi e sicuri rispetto ai modelli tradizionali a tubi e giunti, mentre i sistemi MSPCS, ovvero i ponteggi montabili in sicurezza dal piano sottostante, riducono drasticamente l’esposizione al rischio di caduta durante l’installazione.

Anche la diffusione di sensori, software di progettazione tridimensionale e applicazioni per la verifica documentale tramite dispositivi mobili sta cambiando il modo in cui le strutture provvisionali vengono gestite.

A mio avviso, sebbene l’innovazione tecnologica non possa da sola risolvere il problema, essa rappresenta un alleato prezioso quando viene accompagnata da una reale volontà di investire nella prevenzione e non semplicemente di acquisire strumenti per ottemperare formalmente alle norme.

 

Vigilanza, controlli e cultura della sicurezza

Infine, l’efficacia dell’azione preventiva dipende in misura significativa dall’attività di vigilanza svolta dagli organi competenti, in particolare dai servizi di prevenzione delle ASL e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Le statistiche mostrano che nei cantieri sottoposti a controlli ispettivi le irregolarità riscontrate superano spesso il cinquanta per cento dei casi, dato che testimonia quanto la non conformità sia ancora diffusa. Tuttavia, la sola repressione non basta.

La costruzione di una vera cultura della sicurezza richiede il coinvolgimento attivo di committenti, progettisti, coordinatori, imprese e lavoratori, in una logica di responsabilità condivisa che superi la visione puramente sanzionatoria e valorizzi la prevenzione come investimento economico e sociale.

 

Oltre i numeri, una riflessione che riguarda tutti

I dati esaminati restituiscono l’immagine di un fenomeno complesso, in cui statistiche talvolta aride nascondono storie personali e familiari segnate da conseguenze irreversibili.

Pur riconoscendo i progressi compiuti negli ultimi vent’anni grazie al rafforzamento normativo e all’evoluzione tecnica, resta evidente che il margine di miglioramento è ancora ampio e che ogni infortunio evitato rappresenta un risultato concreto per l’intera collettività.

Comprendere le dimensioni reali del problema, le cause ricorrenti e gli strumenti disponibili per contrastarlo significa anche superare la tentazione di considerare gli incidenti come eventi inevitabili.

La sfida che il settore edile ha di fronte non riguarda soltanto gli operatori direttamente coinvolti, ma chiama in causa committenti pubblici e privati, professionisti, istituzioni e cittadini, perché la sicurezza nei cantieri è prima di tutto una questione di scelte consapevoli e di valori condivisi.

 

Fonte ufficiale delle informazioni: https://www.pegasoanticaduta.it/cose-la-rete-anticaduta-ponteggi-e-quando-e-obbligatoria/

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