Il maestro Peppe Vessicchio è nato a Napoli il 17 marzo 1956 e se ne è andato l’8 novembre 2025 a Roma, all’età di 69 anni, a causa di complicazioni dovute a una polmonite interstiziale.
Fin da giovane, ha coltivato la passione per la musica: frequentava il conservatorio come uditore, pur essendo iscritto all’università in architettura — perché la sua curiosità era rivolta all’armonia e alla proporzione sia in musica che nella vita.
Ha iniziato come arrangiatore e collaboratore di artisti napoletani come Gino Paoli, realizzando brani celebri quali «Ti lascio una canzone» e «Cosa farò da grande».
Dal 1990 in poi è diventato una presenza fissa al Festival di Sanremo: celebre la frase «Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio». Con il suo podio ha vinto quattro edizioni come direttore d’orchestra (2000, 2003, 2010, 2011) guidando grandi successi.
È stato anche volto televisivo: insegnante e direttore d’orchestra nel talent show “Amici” di Maria De Filippi e ha partecipato a numerosi programmi, diventando una figura trasversale nella cultura pop italiana.
Il suo stile e l’eredità
Vessicchio era conosciuto non solo per la competenza tecnica, ma anche per il suo approccio elegante e quasi filosofico alla musica: «Ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione», diceva.
Amava divulgare la musica anche ai più giovani: il suo libro “La musica fa crescere i pomodori” e il successivo “Bravo Bravissimo!” erano pensati per spiegare in modo semplice e stimolante concetti musicali anche ai ragazzi.
Il momento dell’addio
La notizia della sua scomparsa ha suscitato commozione nel mondo della musica e oltre. Il Quirinale e il mondo dello spettacolo lo hanno ricordato come «una parte della casa della musica italiana».

