STRASBURGO, 7 ottobre 2025 – Si è consumata oggi una delle votazioni più tese e simboliche al Parlamento europeo: la Plenaria ha deciso di concedere l’immunità all’eurodeputata Ilaria Salis con un voto in più. Il risultato è stato di 306 voti favorevoli contro 305 contrari, con 17 astenuti e numerose assenze tra gli eurodeputati.
La richiesta di revoca dell’immunità a Salis era stata avanzata dal governo ungherese, che la accusa di lesioni aggravate e partecipazione a un’organizzazione criminale in relazione a episodi avvenuti durante una manifestazione antifascista a Budapest nel 2023. La proposta era già stata respinta in Commissione Affari giuridici dell’Eurocamera.
Le reazioni e le accuse
Appena ottenuto il via libera, Salis ha dichiarato: «Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo». Ha aggiunto che la lotta non è finita e che le minacce restano, invitando a difendere gli attivisti che si oppongono all’autoritarismo.
Nella politica italiana la notizia ha fatto esplodere reazioni contrastanti. Il vicepremier Matteo Salvini ha denunciato che il voto segreto ha permesso che “qualcuno che si dice di centrodestra” salvasse la Salis dal processo: «Scappa dal processo, vergogna!» ha scritto sui social.
Da parte sua, Antonio Tajani ha respinto accuse e polemiche: «Le calunnie e gli insulti non li accettiamo», ha detto, ricordando che ognuno vota come crede, anche in scrutinio segreto.
I legali di Salis, poi, hanno chiesto al ministro della Giustizia italiano Nordio di intervenire perché il processo possa svolgersi in Italia anziché in Ungheria, ribadendo che «oggi in Ungheria non è possibile garantire un giusto processo nei suoi confronti».
Il contesto e i prossimi passi
La decisione arriva in un contesto già controverso: Salis era stata eletta eurodeputata nel 2024 con Avs, ottenendo così l’immunità parlamentare che le ha consentito di uscire dal carcere in Ungheria. Le accuse contro di lei, e il suo caso, hanno attratto attenzione internazionale, con denunce sulla condizione delle carceri ungheresi e l’equità del sistema giudiziario.
Ora, con l’immunità confermata, si aprono diverse questioni. Salis potrà evitare la detenzione in Ungheria finché è eurodeputata, ma il suo caso non è chiuso: resta l’iter processuale e la possibilità di un rimpatrio o processo in Italia. Le tensioni politiche e simboliche restano fortissime.

