Nella notte è stato siglato un accordo storico tra Israele e Hamas, volto ad avviare la prima fase di un piano di pace che spera di interrompere anni di conflitto nella Striscia di Gaza. Il documento, firmato a Sharm el-Sheikh, delinea misure concrete da attuarsi immediatamente e nodi da risolvere nei negoziati successivi.
Ecco i punti salienti:

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1. Cessate il fuoco immediato
Il testo parla di un cessate il fuoco “totale e immediato”, che entrerà in vigore entro 24 ore dalla ratifica governativa israeliana. Il governo Netanyahu ha approvato l’intesa con voto del gabinetto, pur con divisioni interne: cinque ministri della destra più radicale si sono dichiarati contrari.
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2. Rilascio di ostaggi e prigionieri
Entro 72 ore dall’attivazione dell’accordo saranno liberati gli ostaggi ancora in vita — si stima circa 20 persone.
In cambio, verranno liberati quasi 2.000 prigionieri palestinesi, tra cui 250 persone condannate all’ergastolo. Il nodo di Marwan Barghouti (leader politico palestinese) rimane aperto: non risulta incluso nella lista dei rilasci.
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3. Ritiro parziale dell’IDF (forze israeliane)
Israele si impegna a ritirarsi progressivamente entro le 24 ore successive all’accordo. Le truppe si sposteranno dietro una “linea gialla” all’interno della Striscia, variabile tra 1,5 e 5 km a seconda dell’area. Le città densamente popolate, come Gaza City, saranno oggetto del ritiro, mentre Rafah rimane un’eccezione, considerata punto strategico di confine per possibili flussi di armi.
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4. Assistenza umanitaria e corridoio sicuro
Uno degli obiettivi centrali è creare un corridoio di aiuti umanitari, consentendo l’entrata di viveri, medicine e beni essenziali nella Striscia. Il ritiro militare dovrebbe facilitare l’accesso sicuro per le organizzazioni internazionali.
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5. Nodi da risolvere nella fase successiva
Mentre questa prima fase si concentra sulle misure urgenti, restano molte questioni irrisolte che richiederanno negoziati futuri:
Il disarmo di Hamas
La formazione di un’amministrazione provvisoria — con possibili soggetti internazionali e arabi — per governare Gaza dopo la pace
La definizione della linea “rossa” per il ritiro totale delle forze israeliane
La governance locale, la ricostruzione, lo status dei territori contesi
Il piano Trump in 20 punti contempla molte di queste fasi, ma il loro successo dipenderà dall’attuazione effettiva e dalla volontà politica delle parti.
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Sfide e incertezze
L’accordo è fragile: il cessate il fuoco deve essere rispettato da entrambe le parti, ma ci sono già segnali di scontri isolati registrati anche dopo la ratifica.
La liberazione degli ostaggi, pur prevista entro le 72 ore, è piena di variabili: verifica dei nomi, condizioni delle persone, trasporto.
Il ritiro dell’IDF è condizionato a misure di sicurezza e controllo: si parla di mantenere il controllo su circa il 53% del territorio di Gaza anche dopo il ritiro iniziale.
Il piano di ricostruzione e governance dovrà affrontare logiche complesse di potere, interessi esterni e tensioni interne.

