📰 Fonti: ansa.it
Rosa Vespa condannata per il rapimento di una neonata
Rosa Vespa, una donna di 52 anni, è stata condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione per aver rapito una neonata in una clinica privata di Cosenza. L’episodio risale a poco più di un anno fa, quando Vespa, per alimentare una gravidanza fittizia che aveva ingannato familiari e amici, ha sottratto la piccola Sofia dalla sala parto. La condanna, emessa al termine di un processo con rito abbreviato, è risultata inferiore rispetto ai 8 anni richiesti dal pubblico ministero, grazie all’applicazione di attenuanti generiche.
Durante il processo, una perizia psichiatrica ha accertato che la donna era capace di intendere e di volere. La sentenza è stata accolta con soddisfazione sia dalla difesa che dalla parte civile. L’avvocata di Vespa, Teresa Gallucci, ha espresso la sua contentezza per l’esito, sottolineando le circostanze del caso. Anche l’avvocata Chiara Penna, rappresentante dei genitori della neonata, ha ritenuto la decisione giusta e equilibrata, affermando che per la famiglia è finalmente la fine di un incubo.
Il rapimento è avvenuto il 21 gennaio, quando Rosa e il marito, Moses Omogo, si sono presentati in clinica. Fingendosi infermiera, Vespa ha preso Sofia dalle braccia della madre e se ne è andata. L’arresto è stato rapido grazie alle indagini della polizia, che ha rintracciato la coppia attraverso le telecamere di sorveglianza. Quando gli agenti sono entrati nel loro appartamento, hanno trovato una scena surreale, con amici e familiari intenti a festeggiare l’arrivo di Ansel, un neonato che in realtà non esisteva, al cui posto si trovava Sofia. La vicenda ha scosso l’opinione pubblica e ha sollevato interrogativi sulla responsabilità della clinica coinvolta.
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