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Obesità: la patologia delle società del benessere

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Oggi voglio parlarvi di una patologia che impatta la nostra società: l’obesità.

Secondo le ultime indagini,  l’obesità non ha accennato rallentamenti ed ha ormai raggiunto la soglia del 10% (9,8%), così come è aumentato  il numero di Italiani in sovrappeso, pari al 34,2%;  il dato più allarmante però riguarda la diffusione del problema tra i bambini di cui l’Italia detiene, insieme alla Grecia e alla Spagna, il triste primato: oltre un terzo dei bambini italiani di età compresa tra i sei e i nove anni è infatti in condizioni di sovrappeso o obesità (34,1%).

L’obesità è definita dall’’Organizzazione mondiale della sanità tramite l’  indice di massa corporea(IMC), un dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con IMC maggiore di 30 kg/m², mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 kg/m² sono ritenuti in sovrappeso.

Spesso dalle visite che conduco emerge che per molti il cibo non è solo nutrimento, si mangia per noia, oppure per sfuggire ad una situazione di disagio dalla quale non si sa come uscire.

Ma usare il cibo come consolazione, per quanto possa sembrare una soluzione efficace nell’immediato, produce in realtà, nel lungo periodo, effetti negativi sia per la  salute fisica, sia per il proprio equilibrio psicologico.

Se usiamo il cibo come compensatore di carenze o vuoti affettivi, mangeremo più di quanto dovremmo e ricercando alimenti poco salutari, ricchi di grassi e zuccheri. Questo ha come conseguenza un aumento di peso che, se diventa importante, può sfociare anche nell’obesità.

Spesso sento parlare anche di fame nervosa: stress, rabbia, tristezza sono le emozioni che possono spingerci a cercare rifugio nel cibo.

Alla base della fame nervosa ci sono meccanismi psichici che fanno sì che, in situazioni di stress emotivo, il nostro cervello cerchi istintivamente il cibo per colmare un vuoto o trovare consolazione. Ma, quando succede, all’iniziale conforto segue spesso il senso di colpa per aver superato il limite, soprattutto se si è a dieta e la fame nervosa ci porta a sgarrare: questa frustrazione può minare la nostra autostima e portare a cedere di nuovo al cibo, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

Un metodo efficace per contrastare la fame nervosa e spezzare questo circolo vizioso è cercare di identificare il momento o la situazione in cui si avverte un disagio emotivo, una sofferenza, una frustrazione che ci porta a cercare rifugio nel cibo, e provare a spostare la nostra attenzione altrove, dedicandoci ad un’attività piacevole che ci distragga.

Bastano 5-6 minuti perché il nostro pensiero, che è concentrato sul cibo, si trasferisca su altro: una telefonata a un’amica, una passeggiata, la lettura di un libro e perché no praticare un po’ di sport. Lo sport infatti, aiuta a rilassarsi, bastano 10-15 minuti di camminata al giorno per ritrovare la serenità e beneficiare degli effetti positivi dell’attività fisica sulla tua mente e sul tuo fisico.

Se avete dubbi, scrivetemi e vi risponderò.

A presto,

Nutrizionista Erica Quartuccio

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