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Il dark – Dall’urlo del punk alla musica colta.

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E’ il 1977. Per le strade del Regno Unito iniziano ad aggirarsi orde vocianti di ragazzi e ragazze dallo sguardo truce, dai giubbini in pelle o di lacero jeans, ma sempre immancabilmente borchiati; ragazzi dai capelli acconciati in creste in grado di sfidare la forza di gravità con lo stesso fare sfrontato dei loro portatori. È il punk. Una protesta graffiante e violenta, un urlo contro tutto e tutti, che trova nei pochi accordi suonati a velocità supersonica dei Sex Pistols la sua incarnazione musicale. Ma c’è una costola del punk che, gradualmente, inizia a reclutare i giovani che si scagliano contro il male di vivere in maniera più pessimistica, tetra, introspettiva, ragionata. Giovani che alle creste colorate e alle borchie preferiscono il cerone che conferisce ai loro volti un pallore cadaverico, occhi bistrati di nero, capelli cotonati e, soprattutto, un look integralmente nero. Sta nascendo il dark.

 

Il background “colto”.

Se il punk è protesta grezza, viscerale, violenta, il dark affonda il suo concetto-base del “male di vivere” in un variegato substrato filosofico e letterario. La filosofia pessimistica di Schopenhauer, quella esistenzialista di Kierkegaard, l’attacco alla religione di Feuerbach sono il background filosofico del movimento. Ma è anche, e soprattutto, nella letteratura che il dark affonda profondo le sue radici. Il pessimismo cosmico di Leopardi, la letteratura in stile gotico di Edgar Allan Poe,  e, soprattutto, i versi dei “poeti maledetti” francesi (Verlaine, Rimbaud, Mallarmè e, più di tutti, Baudelaire con il suo Le Fleurs du Mal) ispireranno il modo di pensare e molti versi della poetica dark.

 

La musica.

La musica dark è quanto mai variegata. Le etichette non ci piacciono, sanno troppo di marketing discografico, ma se servono a capirci meglio, allora le prendiamo volentieri in prestito. E allora, almeno tre sono i filoni riconoscibili nell’universo della musica dark, tutti accomunati da atmosfere cupe e voci spesso profondamente effettate: la darkwave, il dark elettronico e il dark gotico.

La darkwave.

È di certo il filone più “variegato” e imprevedibile, in quanto a sonorità ed atmosfere, ed ha in quattro band leggendarie i propri capostipite: Bauhaus, Joy Division, Siouxsie and the Banshees e i più noti The Cure.

I Bauhaus.

Ai Bauhaus va dato il merito di aver fissato  in un certo senso, i canoni del genere, una sorta di punto di partenza: quella Bela Lugosi’s Dead dalle atmosfere rarefatte, magistralmente delineate da un’effettistica spinta all’estremo, che si snoda per oltre nove lunghi minuti. Il brano fu dedicato all’attore ungherese Bela Lugosi, che impersonò con tale immedesimazione il personaggio di Dracula da impazzirne e, secondo la leggenda, pronunciare come sue ultime parole: “Io sono Dracula, re dei vampiri, e sono immortale”. Il gruppo si presentava in maniera disorientante, con chitarrista (Daniel Ash) e cantante (Peter Murphy) che incarnavano perfettamente i dettami del look dark, mentre la sezione ritmica (i fratelli David Jay e Kevin Haskins) con perfetto look da bravi ragazzi, con giacca, cravatta e neppure un capello fuori posto. In the Flat Field (1980), primo album della band, è una pietra miliare del genere, un pugno nello stomaco di sonorità cupe e distorte, da ascoltare a luci spente.

I Joy Division.

Una esistenza breve, quella dei Joy Division, tragicamente interrotta dal suicidio del loro iconico frontman, Ian Curtis, il 18 maggio del 1980. I testi dei Joy Division sono perle oscure, che riflettono l’animo tormentato di Curtis. Due soli dischi all’attivo che sono, però, leggenda: l’album d’esordio Unknown Pleasures (1979) e, soprattutto, Closer (1980), senza tema annoverabile tra i più bei dischi di tutti i tempi. Con il loro look da persone comuni, i Joy Division lanciano un messaggio di straordinaria forza: l’oscurità dell’anima, se ce l’hai, non hai bisogno di ostentarla con cerone sul volto ed abiti scuri. Per quello, ci sono la musica e le parole.

Siouxsie and the Banshees.

Capeggiati dalla carismatica figura della Signora Oscura della darkwave, Siouxsie Sioux, Siouxsie and the Banshees offrono uno degli esempi più interessanti di transizione tra le sonorità proprie del punk e quelle prettamente darkwave con il loro album d’esordio The Scream e, in particolare, con la conclusiva Switch. Le sonorità si fanno più cupe con il successivo Join Hands del 1979 (memorabile il lugubre suono di campane della bellissima traccia d’apertura Poppy Day), ma è nel 1981 che la band pubblica il suo capolavoro: quel Juju, praticamente perfetto dalla prima all’ultima traccia. Il sound è dominato dalle linee di basso di Steve Severin e dalle ritmiche forsennate del drummer Budgie (poi compagno nella vita della stessa Siouxsie). All’attivo della band, anche una collaborazione con un’altra icona della darkwave, il chitarrista dei The Cure, Robert Smith, fedele compagno di viaggi lisergici di Steve Severin.

The Cure.

Difficile sintetizzare in poche righe ciò che la band più longeva e iconica della darkwave abbia rappresentato. Robert Smith, fondatore e leader incontrastato della band, è egli stesso spesso identificato con il movimento dark. Eppure, un’analisi attenta della loro produzione musicale, mostra come, forse più di tutti, i Cure abbiano sempre cercato di rifuggire da schemi ed etichette. Se è vero che l’album d’esordio Three Imaginary Boys (1979) rappresenta l’anello di congiunzione perfetto tra le sonorità del punk e quelle del dark; se è vero che “la trilogia” Seventeen Seconds (1980), Faith (1981) e Pornography (1982), con le sue sonorità cupe e i suoi testi visionari, incarna perfettamente tre dei concetti di fondo del movimento dark (vuoto, tristezza e rabbia, rispettivamente), è anche vero che i Cure sono gli stessi delle ballabilissime The Walk, Close to Me e Friday I’m in Love, per citarne solo alcune. Ma ai Cure dobbiamo uno dei dischi più belli di sempre, uno dei famosi “dieci dischi da portare su un’isola deserta”: quel Disintegration (1989) che si snoda tra cascate di tastiere (straordinario l’apporto dell’unico vero tastierista mai avuto dalla band, Roger O’donnell) e chitarre pizzicate a creare atmosfere uniche e malinconiche. Spegnete la luce ed ascoltatelo tutto d’un fiato, nel silenzio della notte: ne vale la pena.

Il dark elettronico.

Tra le band di riferimento di questo filone musicale, meritano speciale menzione The Sisters of Mercy, i Cocteau Twins dei primi album (Garlands del 1982, Head Over Heels del 1983 ed il capolavoro Treasure del 1984) e i primi Depeche Mode. Tratto comune è il pesante uso della drum-machine (che i Sisters of Mercy ribattezzarono Doctor Avalanche), di linee di basso spesso dominanti e di chitarre pesantemente effettate (con l’eccezione dei Depeche Mode, in cui a farla da padrone erano soprattutto i sintetizzatori).

Nei Cocteau Twins, la meravigliosa voce di Elizabeth Fraser, anch’essa pesantemente effettata, di fatto è strumento aggiunto che sostituisce le tastiere, anche per la frequente tendenza della cantante a sostituire le parole dei testi con la glossolalia.

I Sisters of Mercy hanno come tratto distintivo l’inconfondibile voce grave del padre-padrone Andrew Eldritch, oltre che l’uso potente e massiccio della drum-machine, che li porterà ad essere la band più suonata nei raduni dark, dove ragazzi vestiti di scuro ondeggiano eterei come zombies nella tipica “danza” del movimento dark.

I Depeche Mode, infine, prima di virare nettamente verso altre forme musicali, dal 1986 (Black Celebration) al 1993 (Songs of Faith and Devotion) propongono un dark elettronico dalle sonorità cupe e inconfondibili, indiscutibilmente e pesantemente condizionate dai profondi problemi personali di tossicodipendenza, alcool e depressione dei membri della band.

 

Il dark “gotico”.

È certamente il filone musicale più “colto” della musica dark. Le atmosfere crepuscolari e notturne che caratterizzano il dark vengono qui rese con il massiccio utilizzo di tastiere e strumenti musicali “classici” (organo, archi, fiati, timpani), con un ridotto utilizzo di basso, batteria e chitarra. Ne risultano composizioni profondamente ipnotiche e dal forte impatto emotivo. This Mortal Coil, In the Nursery e, soprattutto, gli straordinari Dead Can Dance sono i gruppo di riferimento del dark “gotico”.

I Dead Can Dance.

Pochi gruppi sono stati capaci di produrre una musica evocativa come i Dead Can Dance. Ascoltare i loro brani nel buio e nel silenzio della notte è esperienza che definire mistica non è inappropriato. Composti dall’inglese Brendan Perry (baritono) e dall’australiana Lisa Gerrard (contralto), i DCD esordiscono  con l’album omonimo, dalle spiccate sonorità darkwave, nel 1984. Pubblicano poi due straordinari album di transizione (Spleen and Ideal del 1985 e Within the Realm of a Dying Sun del 1987), in cui chitarra, basso e batteria gradualmente scompaiono per lasciare il posto ad evocative stratificazioni sonore di tastiere e, soprattutto, ad una forte influenza dei canti gregoriani; influenza che diventerà assolutamente dominante nei successivi The Serpent’s Egg (1988) e Aion (1990), vere e proprie incarnazioni del concetto di dark gotico, dei quali sono tratto distintivo le sonorità uniche dell’organo a canne e che sono in buona parte registrati all’interno di chiese gotiche per esaltarne il timbro. Le voci straordinarie dei due componenti vengono messe al servizio di una approfondita ricerca musicale, che li porta spesso alla riscoperta di musiche medievali, eseguite con strumenti dell’epoca.

Conclusione.

Ogni rassegna sul caleidoscopico mondo del dark non può non considerarsi incompleta e questo articolo non fa eccezione. Tanti, troppi sono gli artisti e i gruppi che hanno offerto il proprio originale contributo a uno dei movimenti più complessi e affascinanti dell’universo musicale (e non solo). Ma il senso del tutto, quello (spero) lo si sia toccato leggendo queste righe.

“Esistenza”: bene, cosa significa?
Esisto nel miglior modo che posso
Il passato è ora parte del mio futuro
Il presente è del tutto fuori controllo.
Il presente è del tutto fuori controllo.
Cuore e anima: uno brucerà.

(Joy Division, “Heart and Soul”)

Sommario
Il dark - Dall'urlo del punk alla musica colta.
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Il dark - Dall'urlo del punk alla musica colta.
Descrizione
Musica, cultura, estetica di uno dei movimenti giovanili più complessi e affascinanti.
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