Home Arte e cultura Il nuovo thermopolium: cosa e come mangiavano gli abitanti dell’antica Pompei?

Il nuovo thermopolium: cosa e come mangiavano gli abitanti dell’antica Pompei?

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Dicembre 2020. Il sito archeologico degli scavi di Pompei restituisce un altro pezzo di vita antica: un thermopolium intatto e dipinto. E’ costituito da un bancone ad “elle” decorato con affreschi che ritraggono una Nereide insieme a cavallucci marini, animali e nature morte. Nel bancone erano incassate le famose olle ossia i vani per la conservazione del cibo.
Il nuovo ritrovamento potrà essere ammirato questa primavera, pandemia permettendo…

Affresco, cane al guinzaglio (particolare), Thermopolium, Scavi di Pompei.

Ma che cos’è un thermopolium? L’etimologia è di origine greca: termos che sta per caldo e poleo che vuol dire vendo. In sostanza era un locale simile ai nostri take-away per la vendita di cibo già cotto e d’asporto. Si mangiava in piedi, in maniera veloce perché il pasto principale della giornata era la cena che solitamente era consumata al tramonto. La scoperta è sensazionale perché se già Pompei aveva restituito bellezze senza tempo questa tavola calda per ricchezza di particolari apre uno squarcio su quanto di più quotidiano ed umano ci sia nella storia: cosa mangiavano gli antichi?

In questo thermopolium immortalato dall’eruzione del 79 d.C. vi era nel menù carne di anatra, suino, pesce e lumache di terra, quest’ultime ritenute delle vere e proprie prelibatezze da chef! Non solo cibo ma anche bevande: in un dolio sono state rinvenute delle fave spezzate che servivano come elementi per la chiarificazione del vino. Infatti Apicio nel suo De Re Coquinaria consigliava di usare fave spezzettate per chiarificare il vino. Dunque, questo locale proponeva un’ampia scelta di pietanze ai suoi avventori. Ancora non sappiamo che tipo di pesce era venduto, ma da ritrovamenti precedenti, sappiamo chi i pompeiani adoravano le alici fritte condite con aceto caldo.

E poi il garum, per ora tracce di esso non ce ne sono in questo nuovo ritrovamento archeologico, ma questa salsa a base di pesce era una delle eccellenze gastronomiche dell’antica Pompei. Sappiamo, però del laboratorio di Umbricio Scaurosono, dal quale sono emerse sette anfore con i residui del condimento. Oggi questo luogo ha preso il nome della “Casa del Garum”. La salsa era di lunga preparazione. Alla sua base vi erano le interiora delle sardine che venivano lasciate riposare al sole per sei settimane prima di essere filtrate.

I cereali erano alla base dell’alimentazione sia ridotti in farine per farne focacce e pane sia interi come per la zuppa di farro o di orzo arricchite da ceci, fave e lenticchie. L’importanza dei cereali si evince dai Fornacalia, celebrazioni diffuse in tutto l’impero in onore dei forni dove era cotto il pane. Pompei ancora una volta ci viene in aiuto con il reperto del Panis Quadratus, una pagnotta carbonizzata conservata oggi presso l’Antiquarium di Boscoreale. Il pane poteva essere nero, bianco, lievitato e non, ma anche aromatizzato con semi di papavero, erbe aromatiche o spezie varie. Nella sola Pompei oggi si contano i resti di ben 34 panifici!

Affresco, distribuzione del pane, Casa del fornaio, scavi di Pompei, MAN, Napoli.

Sicuramente i romani di Pompei avevano una dieta varia e tipica dei popoli che affacciavano sul Mediterraneo. Frutta, verdura, legumi, cereali costituivano le portate principali mentre carne, pesce e formaggi erano consumati solitamente a cena e non da tutte le classi sociali.
Sappiamo che furono ideati anche metodi di conservazione per far si che il cibo durasse più a lungo, ad esempio le olive rivenute negli scavi provenivano dai Monti Lattari ed erano conservate in salamoia.
La frutta come noci, nocciole e mandorle era fatta essiccare in estate e poteva essere cosparsa di miele come accadeva per i fichi.

L’area vesuviana vide il sorgere oltre che delle ville d’otium (per lo svago dalla vita cittadina), anche di ville rusticae proprio perché il terreno vesuviano era particolarmente votato allo sfruttamento agricolo. Nell’aria circostante Pompei sono state rinvenute un centinaio di antiche fattorie molte delle quali hanno subito saccheggi e depredazioni e poi riseppellite.

Le ville rusticae erano divise in due parti: una abitata dal padrone e dalla sua famiglia e un’altra dove viveva la servitù, le stelle e gli impianti produttivi. Gli archeologi hanno anche ritrovato numerosi macchinari utilizzati per la produzione agricola: il trapetum che serviva per schiacciare le olive e produrre l’olio; il torcularium ossia un torchio usato per pressare sia uva che olive.

Il poeta latino Ausonio nel IV secolo d.C. ricordava che nell’ager vesuviano la viticoltura costituiva già un importante risorsa agricola tanto che, da evidenze archeologiche, è emerso che molti degli insediamenti agricoli anche dopo l’eruzione continuarono ad essere abitati e produttivi.

 

Affresco, cesto di vimini con fichi, Villa di Poppea, scavi di Oplontis, Torre Annunziata.

 

 

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Il nuovo thermopolium: cosa e come mangiavano gli abitanti dell'antica Pompei?
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Il nuovo thermopolium: cosa e come mangiavano gli abitanti dell'antica Pompei?
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Il sito archeologico degli scavi di Pompei restituisce un altro pezzo di vita antica: un thermpolium intatto e dipinto. Questo ritrovamento è straordinario non solo per la sua bellezza, ma ci restituisce reperti per indagare l'alimentazione nell' antica Pompei prima che il Vesuvio la ricoprisse.
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2 Commenti

  1. Antonio

    7 Marzo 2021 a 22:11

    Ottima descrizione alimentare dell’epoca e di importanza artistica, culturale e di riscoperta nuova del nostro territorio.

    Rispondere

  2. enrico sciamanna

    15 Marzo 2024 a 8:50

    Risulta che ci fossero menu scritti? E se sì su quale supporto? tavole cerate? pergamene? muro?

    Rispondere

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