Lo sport è sempre stato dai tempi primordiali parte integrante della vita di ciascun uomo, o quasi.
È fondamentale per tutte le persone, di ogni età, ma in particolare per i giovani poiché impegna il fisico e la mente, e crea rapporti sociali con gli altri.
Tra le discipline sportive più antiche di certo abbiamo il pugilato “boxe” detta anche nobile art.
Pugilato, dal latino “pugilatos”, origine da “pugil”, che indica l’atleta che lotta con i pugni, ovvero il pugno, “nobile art si riferisce al cuore coraggioso degli atleti ed la loro capacità di sopportazione”.
Abbiamo tante testimonianze di graffiti preistorici risalienti al III millennio avanti Cristo, dove è possibile ammirare uomini che combattono con pugni chiusi. I primi combattimenti sono descritti anche in citazioni dei poemi omerici, e tra inni e leggende della civiltà Greca, Romana, Mesopotamia e dell’antico Egitto. I combattimenti terminavano spesso con la morte, inizialmente erano senza protezioni, solo successivamente i Greci iniziarono ad usare lacci di cuoio con placche di piombo per protezioni alle mani. Nel medioevo questa disciplina ebbe un declino, solo nel 1700 iniziò ad avere un’evoluzione grazie agli inglesi che inserirono regolamenti, fecero diventare questo stile di combattimento cruento in un vero e proprio sport. Il pugile James Figg nei primi anni del Settecento concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare, e fu lui a definire il pugilato nobile art. Successivamente vinse il campionato d’Inghilterra e si autoproclamò campione del mondo.
La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella di oggi, i colpi venivano portati anche a martello, il perimetro entro il quale combattevano i pugili era delimitato dagli stessi spettatori, oppure si tracciava una linea circolare a terra. I pugili combattevano a pugni nudi ad oltranza senza riprese.
Quando James Figg decise di ritirarsi, formò la prima Accademia della boxe, in seguitò cominciò ad organizzare incontri in un anfiteatro ad Oxford Street. Il successore di Figg fu George Taylor, suo atleta nell’anfiteatro, che divenne campione d’Inghilterra. Dopo Taylor il titolo inglese fu vinto da Jack Broughton “altro atleta di Figg” molto conosciuto nella storia per aver formulato nel 1734 il primo codice di disciplina per i combattimenti di pugilato e per aver inventato i guantoni da combattimento.
Nel 1865 John Sholto Douglas scrisse insieme all’atleta John Graham Chambers le regole del marchese di Queensberry, il codice della boxe scientifica che contiene i fondamenti principali comuni anche con la boxe moderna: obbligo guantoni, round, KO, categorie di peso. L’ingresso delle nuove regole trasformavano il pugilato in uno sport di destrezza, abilità, e velocità, il numero di round non erano ancora fissati, si procedeva ad oltranza fino al KO o al ritiro di uno dei due pugili.
La boxe di oggi ha principi molto semplici, si combatte in un quadrato, come protezioni abbiamo l’utilizzo di guantoni, caschetto, conchiglie e paradenti per limitare i danni della massima potenza di un pugno, l’incontro si divide in più riprese da tre (o meno) minuti, e con l’intervallo di un minuto, per i professionisti il caschetto non viene usato. Le categorie di peso sono una moltitudine, si va dai pesi paglia ai supermassimi.

Oggi il pugilato in Italia si può praticare solo tramite la Federazione pugilistica Italiana nel rispetto delle leggi e delle disposizioni del CONI, CIO, AIBA.
I pugili dilettanti sono inquadrati secondo le regole dell’AIBA, settore AOB (Aiba Open Boxing), invece i professionisti secondo la Federazione Pugilistica Italiana sono disciplinati dalla Lega Pro Boxe.
In Italia abbiamo avuto tantissimi campioni, uomini nati dal nulla, uomini che nonostante tante difficoltà con sacrificio, forza di volontà, e amore per lo sport, sono riusciti a imporsi nel mondo, portando lustro alla nostra nazione.
Tra i più grandi campioni voglio ricordare brevemente alcuni nomi.
Primo Carnera, soprannominato la montagna che cammina, (nato a Sequals 25 ottobre 1906, morto 29 giugno 1967), parliamo di un uomo di oltre 197 cm di altezza, quando la statura media dell’uomo italiano era 165 cm. Nato da una famiglia molto povera ancora adolescente dovette emigrare in Francia presso gli zii, per un’occupazione di lavoro come carpentiere. Nel 1925 trovò occupazione in un circo come lottatore grazie alla sua stazza imponente. Durante gli spettacoli Carnera venne notato da Paul Journée ex campione francese dei pesi massimi, vide in quel ragazzo di 197 cm di altezza per 130 kg di peso ottime potenzialità per diventare un campione di pugilato, gli fece la proposta di diventare un pugile, egli accettò. Da lì iniziò la sua avventura pugilistica nella categoria dei pesi massimi, si trasferì negli Stati Uniti e divenne nel 1933 il primo campione del mondo di pugilato Italiano.
Un altro nome che reputo importantissimo è Mario D’Agata, soprannominato il piccolo Marciano, (nato ad Arezzo il 29 Maggio 1926, morto a Firenze il 4 Aprile 2009), pesi gallo. Questo grande campione sordomuto dalla nascita, all’età di 7 anni venne mandato in un istituto per sordomuti per ottenere la licenza elementare, in questo periodo della sua vita imparò il mestiere d’intagliatore di legno. All’età di 18 anni iniziò a frequentare la palestra di pugilato, dopo un centinaio d’incontri tra i dilettanti, decise di far domanda per passare professionista, prima di allora nessun sordomuto lo aveva mai chiesto. La federazione Pugilistica italiana si trovò costretta a negargli la concessione a causa che della sua difficoltà nel percepire il gong di fine round. Essendo D’Agata un ragazzo molto amato dai suoi concittadini l’affetto che provavano per lui non si fece attendere, dando luogo ad un tumulto popolare che costrinse la Federazione pugilistica Italiana a rivedere la decisione ed accettare la richiesta del piccolo Marciano di passare professionista.
Il 14 Ottobre 1950 all’età di 24 anni, D’agata vinse il suo primo incontro da professionista, battendo l’italiano Giuseppe Salardi. Incontro dopo incontro D’Agata in tre anni arrivò al titolo italiano battendo Gianni Zuddas costringendolo al ritiro alla nona ripresa. Nel 1955 si presentò la prima chance per il mondiale, purtroppo durante una lite tra il padre ed un conoscente furono esplosi due colpi di fucile che colpirono D’Agata al petto, fortunatamente il piccolo grande campione si riprese e dopo tre mesi il 29 Ottobre del 1955 conquistò il titolo europeo. Il 29 Giugno del 1956, allo stadio Olimpico di Roma, D’agata si trovò ad affrontare per il titolo mondiale dei pesi gallo il pugile Franco-Algerino Robert Cohen, davanti ad un pubblico di 30000 mila persone, vincendo per ko alla settima ripresa. È il secondo campione del mondo di pugilato Italiano dopo Carnera, ed il primo campione del mondo nella storia ad essere sordomuto.
L’ultimo campione di cui voglio parlare è Nino Benvenuti (nato a Isola d’Istria il 26 Aprile 1938). All’età di 13 anni iniziò a praticare il pugilato nella palestra sotto casa, spinto dal padre ex pugile, dopo poco cominciò a frequentare l’Accademia pugilistica di Trieste. Questi anni furono molto duri per Benvenuti, avendo la residenza nella zona B del territorio libero di Trieste, sotto amministrazione Jugoslava, subì la repressione anti italiana. Dopo poco la famiglia decise di trasferirsi nella zona A amministrata dall’Italia, nel 1954 Trieste passò definitivamente all’Italia. Le grandi vittorie di Benvenuti sono sia da dilettanti che da professionista, e sono tantissime. Ricordiamo le più importanti, nel 1960 divenne campione olimpico dei pesi Welter, nel 1965 campione del mondo nei pesi SuperWelter, nel 1967 campione del mondo pesi Medi, nel 1968 vinse il premio Fighter of year, unico italiano ad aver conseguito tale riconoscimento.

Questi campioni italiani, non sono certamente gli unici, ma sono quelli che da piccolo mi hanno fatto avvicinare a questo sport grazie ai racconti di mio padre, anch’egli maestro di pugilato. All’età di quattro anni ero il primo di tre figli maschi. Mio padre per questioni lavorative dovette emigrare al nord, mia madre causa la mia statura esile ogni pomeriggio mi portava in palestra di pugilato per far rafforzare il mio fisico. Ho sempre visto il pugilato come uno sport fuori dal comune, nel quadrato non esistono trucchetti, non puoi chiedere aiuto a nessuno, devi rispettare le regole, e con le tue forze devi meritarti la vittoria. Ho disputato molti incontri, non sono diventato un vero campione, ma questa passione mi ha portato a diventare un tecnico associato alla Federazione Pugilistica Italiana, mi solo laureato in Scienze Motorie per ampliare il mio bagaglio culturale sportivo. L’amore per questo sport mi ha portato a farlo diventare uno stile di vita sano, educativo, e costruttivo per i miei figli e i miei allievi. Il mio obiettivo non è solo di formare campioni nello sport, ma di formare campioni nella vita, perché alla fine si sa: nella vita si può cadere, ma l’importante è rialzarsi e non mollare mai.

