Il pannello principale di uno smembrato polittico, consistente complessivamente in sette scomparti, era documentato in antico nel Castello Aragonese, in proprietà dell’ordine delle Clarisse che vi risiedeva. Per loro volere, all’inizio del sec. XIX questa pala fu collocata nella sacrestia del convento dei Frati Minori devoti a Sant’Antonio da Padova sito nel sottostante borgo di Ischia Ponte (in località denominata Mandra), andandone peraltro purtroppo perduta in quell’occasione l’originaria cornice lignea rinascimentale.

Polittico della Madonna delle Grazie
1512 circa
già Ischia, Castello Aragonese
In adorazione della Madonna delle Grazie (o piuttosto della Misericordia), affiancata da due angeli musicanti (dotati di viola senese e di liuto) e contornata da una schiera di cherubini, sono figurate in basso due dame inginocchiate su un pavimento a scacchiera, la cui fuga prospettica converge verso la visione delle anime del Purgatorio in pena tra le fiamme. Il proscenio naturalistico è costituito da un paesaggio acquatico (apparentemente lacustre), dominato da una costruzione architettonica corredata da un ponte, scena forse allusiva all’area dell’attuale Porto di Ischia, prima del taglio borbonico dell’istmo, nella sua pregressa conformazione di cratere vulcanico divenuto un bacino d’acqua artificiale, ovvero “il lago a cui Tifeo le membra oppone” di una celebre Epistola in versi della marchesa di Pescara, scritta nel 1512.

Madonna delle Grazie (detta anche del Soccorso o della Misericordia)
1512 circa
Ischia Ponte, Sagrestia del Convento dei frati minori di Sant’Antonio da Padova
Si riconosce infatti nella più matura devota genuflessa a sinistra, ritratta in abiti vedovili, la duchessa di Francavilla Costanza d’Avalos (nata nel 1460), che governò Ischia dal 1503 al 1528, anche in ragione della presenza (in una delle sopravvissute tavole laterali del polittico) di San Tommaso d’Aquino, protettore della prestigiosa famiglia. La sua più giovane compagna riccamente abbigliata e pettinata, ritratta in atto di distogliere lo sguardo dalla lettura di un libro, è invece identificabile in Vittoria Colonna (nata nel 1492), la celebre poetessa andata in sposa nel 1509 al marchese di Pescara Ferrante d’Avalos (con nozze celebrate proprio a Ischia), poi animatrice con Costanza di un raffinato cenacolo letterario e umanistico presso la corte isclana. L’occasione per la realizzazione di questo impegnativo polittico, come anche di recente ribadito da Serena Orsola Pilato, potrebbe cadere a ridosso del 1512, con funzione di ex-voto per la fine della prigionia di Ferrante a seguito della sconfitta militare patita quell’anno a Ravenna contro gli spagnoli.

Tuttora dibattuta ne è la paternità: attribuito inizialmente alla cerchia di Antoniazzo Romano, il polittico è stato più recentemente ricondotto dall’autorevole parere di Pierluigi Leone de Castris a un’anonima personalità affine alla maniera del pittore leonardesco lombardo Cesare da Sesto e del suo collaboratore Andrea Sabatini da Salerno attorno al 1515. Si spiegherebbero così, per il tramite di Cesare (ma anche sulla scorta di un influsso stilistico esercitato dalla pressoché contemporanea produzione napoletana del cosiddetto Pseudo Bramantino ovvero l’ispanico Pedro Fernàndez da Murcia), le lontane reminiscenze leonardesche (combinate con ingenue tangenze centro-italiche, di matrici umbre e raffaellesche), palesate specialmente dal supposto ritratto della Colonna, al punto che lo studioso ne ha cautamente proposto l’ascrizione a Girolamo Ramarino da Salerno, che fu aiuto di Cesare da Sesto nella commissione del polittico per l’abazia di Cava dei Tirreni (1515).
La pala è stata esposta a Firenze tra il 24 maggio e il 12 settembre 2005 alla mostra Vittoria Colonna e Michelangelo, curata da Pina Ragionieri al Museo di Casa Buonarroti, con catalogo edito da Mandragora (scheda di Fabio Speranza), mentre più recentemente è stata oggetto il 27 dicembre 2017 di una giornata di studi promossa dalla Biblioteca Antoniana di Ischia, sotto la direzione di Lucia Annicelli con approfondimenti di Serena Orsola Pilato.


